Marco Mengoni interpreta l’Anno che verrà di Lucio Dalla (video e testo) da Piazza Vecchia per ricordare un anno di Covid

Un cantante dalla voce inconfondibile, una canzone indimenticabile, l’augurio di un anno di speranza… Marco Mengoni interpreta L’anno che verrà (video).

Domenica 21 febbraio 2021 alle 20.35  è andata in onda su Rai1 l’esibizione che Marco Mengoni ha registrato in Città Alta, interpretando «L’anno che verrà» (anno 1979). Nello scenario unico di  Piazza Vecchia in Città Alta,  hanno risuonato le note di una delle canzoni più intense e struggenti della musica leggera italiana, L’anno che verrà di Lucio Dalla. Un momento di grande emozione quello che Marco Mengoni ha voluto dedicare e regalare a Bergamo nel primo anniversario dello scoppio della pandemia in Italia.

Mengoni ha scelto di essere accompagnato da un quartetto d’archi e un pianoforte in uno dei luoghi simbolo del capoluogo orobico, nel deserto e nell’oscurità della notte, illuminata solo da un fascio di luce diretto verso il centro della piazza e sullo sfondo il Palazzo della Ragione e il Campanone.

L’appuntamento inedito, dal titolo Speciale per Bergamo – A un anno dal primo contagiato Covid, è un omaggio musicale da piazza Vecchia in Bergamo Alta: un momento di riflessione collettivo, a un anno esatto dall’esplosione della pandemia, sull’attualità caratterizzata dall’emergenza sanitaria che stiamo vivendo e di speranza per il futuro. L’augurio di un anno di pace, di festa e di serenità, dopo quello che ci siamo lasciati alle spalle e che probabilmente ricorderemo come il più difficile degli ultimi decenni.

L'anno che verrà Marco Mengoni da Bergamo


Il testo de L’anno che verrà di Lucio Dalla

Caro amico, ti scrivo, così mi distraggo un po’ / E siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò. /
Da quando sei partito c’è una grande novità / L’anno vecchio è finito, ormai / Ma qualcosa ancora qui non va /
Si esce poco la sera, compreso quando è festa / E c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra. /
E si sta senza parlare per intere settimane / E a quelli che hanno niente da dire / Del tempo ne rimane /
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno / Porterà una trasformazione / E tutti quanti stiamo già aspettando.
Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno / Ogni Cristo scenderà dalla croce /  Anche gli uccelli faranno ritorno
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno / Anche i muti potranno parlare / Mentre i sordi già lo fanno
E si farà l’amore, ognuno come gli va / Anche i preti potranno sposarsi / Ma soltanto a una certa età
E senza grandi disturbi qualcuno sparirà / Saranno forse i troppo furbi / E i cretini di ogni età
Vedi, caro amico, cosa ti scrivo e ti dico / e come sono contento / Di essere qui in questo momento
Vedi, vedi, vedi, vedi / Vedi caro amico cosa si deve inventare / Per poter riderci sopra / Per continuare a sperare
E se quest’anno poi passasse in un istante / Vedi amico mio / Come diventa importante / Che in questo istante ci sia anch’io
L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
Io mi sto preparando, è questa la novità.

Il significato delle parole de L’anno che verrà

 

La scelta del brano, affidato a Mengoni, ha un valore fortemente simbolico: il pezzo venne scritto sotto forma di lettera da Lucio Dalla, nel 1979, che inizialmente lo dedicò all’amico Giuseppe Rossetti. Il testo fu poi rivisto insieme al frate domenicano di Bologna, padre Michele Casali, al quale si pensa sia stato poi dedicato.

I versi raccontano quali siano le speranze quando si chiude un periodo difficile. Allora l’Italia aveva vissuto gli anni di piombo e la strategia della tensione, con gli attentati nelle piazze e nelle banche e, nel 1978, c’era stato l’assassinio di Aldo Moro.

«Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando, sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce, anche gli uccelli faranno ritorno, ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno», sono le parole del cantautore bolognese. Un testo che risuona profetico se lo raffrontiamo con il 2020.


Il commento di Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo

Una canzone può raccontare le nostre paure e le nostre speranze più di tante parole. A un anno dall’inizio della pandemia, RaiUno ha chiesto a Marco Mengoni di farsi voce ed emozione per il nostro Paese. Una canzone particolarmente evocativa, una città – la nostra Bergamo, assunta come emblema della tragedia ma anche come simbolo di forza e di resistenza – e un luogo di eccezionale bellezza, piazza Vecchia.

 

 

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