Intervista a Jack Broadbent e Willie Nile

2018

Rivediamo insieme l’intervista di Alessandro Stefanoni e Tatiana a Willie Nile, una leggenda del rock made in U.S.A. e Jack Broadbend, stella nascente e maestro assoluto della slide guitar.

 

Alessandro: Okay siamo qui con due grandi musicisti. Siamo qui con Jack Broadbent e Willie Nile. Grazie per essere qui.

Jack/Willie: a te.

A: quindi, doppia intervista.

Tatiana: Sì, è una doppia intervista. Penso di avere davanti a me due generazioni, diverse ma simili allo stesso tempo. Penso che l’amore per la musica sia ciò che vi accomuna.

Willie: è il motivo per cui siam qui.

A: Perché non gli chiediamo della loro età? Quanti anni avete?

Jack: ho 65 anni

W: ho 112 anni.

T: iniziamo con informazioni base. Da dove venite?

W: sono nato a Buffalo, ma vivo a New York da quarant’anni

A: e vivi ancora lì?

W: Sì. Mi sono trasferito quando avevo 5 anni. Da solo. Ho semplicemente preso la mia valigia, la mia bottiglia e sono partito (ride)

T: E tu?

J: Vengo dal Regno Unito, dall’Inghilterra. Attualmente vivo a Montreal, in Canada.

A: Ti piace il Canada?

J: No è terribile (ride). No, lo amo davvero molto.

A: Come hai iniziato a fare musica e suonare la chitarra (a Jack) e a scrivere canzoni e cantare (Willie)?

W: Risponde prima Jack.

J: Mio padre è un musicista, c’erano chitarre in casa. Penso che tu sia d’accordo con me che se hai vicino qualcuno che ama tanto qualcosa quella cosa ti conquista, quindi ho iniziato a suonare con mia mamma che veniva a vedermi. E mi ricordo che imparavo a scrivere, perché volevo suonare ma anche scrivere canzoni, e mio padre mi ha mostrato un Mi e un La e io cercavo di suonare un Sol e c’era lui che mi diceva: ‘magari l’anno prossimo le tue mani saranno grandi abbastanza per suonarlo’ e quindi in quell’anno ho scritto canzoni in Mi and La. Avevo tipo 9 o 10 anni.

W: Mio nonno è stato 25 anni nelle orchestre di Buffalo. Lavorava sei giorni a settimana in un ufficio postale e 6 notti a settimana con le orchestre. Suonò con Bill “Bojangles” Robinson ogni Natale e quando è morto nel 1953 il leggendario Eddie Cantor disse in televisione nazionale che il suo buon amico Dick Noonan era morto quella settimana. Si è preso il tempo di farlo. Mezz’ora di show, in televisione nazionale, chi prenderebbe un minuto? Ovviamente erano musicisti e amici, si è preso un minuto per fare le condoglianze. I miei zii suonavano il pianoforte – boogie-woogie, ragtime. E i miei fratelli suonavano e ascoltavano rock and roll. Suono cresciuto con tutti i generi di musica e ho visto i Beatles in televisione e Bob Dylan.

T: penso che sia stata una buona idea da parte dei tuoi genitori e dello zio e

W: da parte di tutta la famiglia.

A: Cosa saresti voluto diventare se non fossi diventato un cantante e musicista?

W: Io sarei diventato uno stripper.

(Ridono)

W: forse sì, forse no.

J: io ho uno strip club.

W: è più intelligente di me.

A: potreste lavorare insieme.

(Ridono)

A: Cosa direste ai giovani ragazzi e ragazze che vorrebbero diventare musicisti in futuro?

J: Sperimentate…

W: Sì, davvero: segui il tuo cuore. Se ci credi e se conta qualcosa per te, potrebbe significare qualcosa anche per qualcun altro. La musica – che sia strumentale o arricchita dalle parole – è un linguaggio… semplicemente, segui il vostro cuore. Se non ci credi, non disturbarti neanche. Ma ascolta il tuo cuore e i tuoi istinti.

J: se tu non ci credi, nessuno lo farà, in nessun modo.

W: insomma, chi vorrebbe essere su American Idol? Non io. Non ho niente contro quelle persone che vogliono, ma quello non è ciò che mi ispira.

J: Non è nemmeno lo stesso tipo di lavoro. Quel livello di commercialità, non è la stessa cosa, secondo me, dell’espressione musicale che nasce da un lavoro di scrittura lungo una vita. Io… in realtà ho 28 anni, non 65, e ho materiale che si colloca in diversi generi e per me diventa come guardare a vecchi amici e familiari, è una sorta di diario. Penso che se lavori alla musica sin da una giovane età, man mano invecchi acquisisci molta più potenza da utilizzare negli spettacoli, puoi fare molto.

W: Sì, racconta la tua storia, ciò che è vero per te. Ognuno di noi ha le proprie esperienze, qualcosa da cui proveniamo. Voglio sentire da dove provieni, la tua storia, insomma. Credi in te stesso e fai il meglio che puoi e fottitene.

A: penso che abbiate in comune…

W: abbiamo il Chianti in comune stasera

(Ridono)

A: Penso che la strada sia la parola chiave nelle vostre carriere, perché abbiamo visto il tuo video su Internet, eri un busker (Jack) e tu hai scritto un album, Streets of New York (Willie) quindi la strada è la parola fondamentale per raccontare di voi. Cosa ne pensate?

W: beh, penso che in un modo o nell’altro tutti veniamo dalla strada. Edith Piaf è nata in una strada, su un marciapiede, a Parigi, e che gran cantante. Qualche cosa a proposito della strada ha caratterizzato la sua vita. Quando mi sono trasferito a New York ho imparato tantissimo. Ho avuto una famiglia meravigliosa con cui sono cresciuto, sono stato fortunato, ma quando sono arrivato a New York ho imparato molto dalla strada. E ora ho quattro figli e tre nipoti – no, quattro – e quando vengono a New York, New York insegna, sai, le strade di New York. Le strade di qualsiasi grande città… e le strade del Lincolnshire?

J: Ehm, abbiamo viottoli e stradine in Lincolnshire

W: Le piccole stradine portano storie

J: Mi sono trasferito a Londra quando avevo 21 anni e prima di questo vivevo in un’area rurale. Per me quello per me è sempre stato grande spunto per la scrittura e per la creatività perché non c’è niente quindi tu crei tutto, mentre quando mi sono trasferito a Londra all’improvviso ero influenzato da tutto, non solo nel suonare ma anche nello scrivere, sai, milioni e milioni di cose che ispirano ogni minuto, anche solo restando seduto vicino a una finestra

W: è fantastico. E la combinazione delle due cose, la calma e il rumore… è un’ottima combinazione.

J: è il motivo per cui amo Montreal, la sua atmosfera ricorda un po’ New York, è cruda e reale, ma a un’ora di strada ci sono laghi ovunque, è bellissimo, è un ottimo equilibrio.

Willie annuisce e alza il calice

J: Dovremmo fare molte più interviste insieme, siamo produttivi insieme.

W: Non farò mai più interviste senza Jack, è deciso. Quando mi chiederanno di farle, dirò: “Scusa, dov’è Jack?”. Con un po’ di bicchieri di Chianti.

J: Aspetta che te lo riempio. (Gli riempie il bicchiere)

T: Sono un po’ invidiosa…

J: Per il vino?

T: sì per il vino

J: sì sembra che ci siano molte bottiglie di là

W: sì, ne arriveranno altre

J: ho già fatto liberato un po’ di spazio per portarle via

W: è un’ottima idea. Ricordami di prendere un po’ di vino quando ce ne andiamo. È un buon vino.

J: abbiamo un volo domani quindi dobbiamo berlo prima di salire sull’aereo.

W: voleremo domani?

J: non lo so, sei il primo a dirmelo. (Ride)

A: Jack possiamo chiederti come mai hai scelto di usare una fiaschetta come slide per la tua chitarra?

J: per alcolismo cronico

(Alzano i bicchieri e ridono)

J: è uno strumento perfetto per me, perché è più grande, mi trovo meglio quando muovo il polso, e anche per alcolismo cronico.

T: Jack so che sei in Italia da qualche giorno, oggi sei al Druso e penso che tra una settimana sei in Bellinzona e poi a Roma. Hai nuovi prodotti?

J: In realtà ho un album con me che ho fatto nel – in che anno siamo?

W: 2017

J: l’ho fatto alla fine dell’anno scorso. E finalmente ho delle copie pronte, così le persone possono acquistarle.

W: le hai per stasera?

J: sì. Si chiama Portrait.

A: ultima domanda per te Willie. Nel 2015 tu eri in Asbury Park, hai suonato con Bruce Springsteen, Roger Daltrey, Billy Idol

W: Sì, ho suonato con Roger Daltrey. (Parla a Jack) Era un evento di beneficienza per il cancro. Oh, i Grammy stavano onorando Townshend, ho dimenticato il nome dell’associazione di beneficienza che hanno i Grammy – mi verrà in mente – comunque stavano onorando Pete e c’era anche Billy Idol. E io ho fatto un tour con gli Who nel 1980, e mi ricordo che mi è stato detto: “Pete Townshend ama il tuo disco” e io ero tipo: “No, è una stronzata”. E poi mi è stato chiesto se volessi andare in tour con gli Who e ho detto: “ok, stai scherzando” ma era una proposta seria. E sono andato in tour con gli Who, notte dopo notte a guardarli suonare. È stato un onore. Era un tour nelle arene, era luglio ma era al chiuso. È stata l’esperienza di una vita.

 A: Willie, sappiamo che il tour riprenderà ancora nel giugno 2017. Possiamo aspettarci altre sorprese?

W: Inviterò alcuni amici. Ma ho fatto un nuovo album, sulle canzoni di Bob Dylan. Si chiama Positively Bob: Willie Nile sings Bob Dylan. Mai nella vita ho pensato di fare una cosa simile ma lo scorso maggio era il suo settantacinquesimo compleanno e City Winery a New York lo festeggiava e mi è stato chiesto di portare quattro canzoni per chiudere lo show e io gli ho detto che ci pensavo. Quella sera ho scelto quattro canzoni  ed è stato così divertente e le canzoni era così attuali. E molte di quelle canzoni sono vecchie, come Blowin’ in the wind, ed è stato così divertente e le persone l’hanno amato e ho pensato: ‘se avessi altre sei canzoni ho un album’ e quindi mi sono detto ‘ok lo faccio’, anche se alcuni miei amici nel giro mi hanno detto ‘oh no, è un grande errore’, e gli ho risposto: ‘non mi interessa. Sono venuto qui per divertirmi e per seguire il mio cuore, quindi non mi interessa se ci perdo la faccia’.