Giorgio Scuri: tedoforo della gioia di continuare a correre.

2018

Giorgio Scuri e ARMR
Giorgio Scuri porta in vetta l’attenzione per le Malattie Rare

Lo scorso gennaio mi sono imbattuta in un articolo che raccontava di una fiaccola olimpica legata agli imminenti giochi olimpici invernali di Pyeongchang. La torcia stava percorrendo la bergamasca, soprattutto la Val Seriana ed era stata portata in Italia dalla Coreo del Sud da un bergamasco della Valle Brembana.

La storia si faceva interessante e non potevo non approfondirla. Ho dovuto aspettare l’estate per incontrare il tedoforo Giorgio Scuri, ma ce l’ho fatta e ne è valsa la pena, perché la sua si è rivelata una storia di vita ancora più ricca e interessante.

Luogo dell’approfondimento a quattr’occhi con l’atleta Giorgio Scuri è stato Clusone, distante decine di chilometri da Branzi, dove vive con la moglie Carola e i figli Guido e Bruno, ma scopro subito che Giorgio in Alta Valle Seriana torna spesso, dato che ha molti vecchi amici legati all’ambiente sciistico, che Scuri ha frequentato soprattutto in Val Gandino per anni. È stato infatti allenatore dal 1989 dello Sci Club Selvino e poi dal 1991 al 2004 dello Sci Club Radici, un incarico importante raggiunto poco dopo aver coronato il sogno dell’infanzia di diventare maestro di sci.

Giorgio ha conosciuto le piste di Foppolo e San Simone insieme agli amici del paese da autodidatta, come un tempo era normale che fosse. Quel gioco sulla neve si è da subito rivelato per lui così bello da sognare che diventasse una professione. Determinato fin da ragazzino, Giorgio ha raggiunto quell’obiettivo mentre lavorava nell’impresa edile di famiglia insieme al padre, sollevandolo almeno un po’ dalla fatica di crescere una famiglia che aveva perso troppo presto la madre. Questo vuoto precoce insieme all’impegno nei cantieri hanno forgiato ulteriormente il carattere determinato di Giorgio, che una volta diventato maestro di sci ha applicato con lungimiranza quanto appreso nell’edilizia, ampliando i propri orizzonti sportivi soprattutto nella stagione estiva e nell’ottica, presto o tardi, di non poter più vivere solo come atleta. Lo Scuri è infatti diventato consulente di importanti aziende legate al mondo dello sci e dell’alpinismo, tanto che nel 2006 è stato tecnico di pista ai Giochi Olimpici Invernali di Torino. Per Giorgio il mondo della montagna è sempre stato affascinante e per alcuni anni l’ha affrontato anche come tecnico del Soccorso Alpino, mentre a livello sciistico si è tolto ancora una grande soddisfazione nel 2008 vincendo la Coppa del Mondo categoria Master A2.

Nel 2010, con l’arrivo del primogenito, Giorgio decide di rallentare i ritmi lavorativi e si ristabilisce a Branzi, godendosi un periodo di meritata tranquillità con la famiglia. La quiete dura poco. Con il solo preavviso di qualche linea di febbre e sintomi influenzali, una mattina dell’aprile 2012 Giorgio capisce all’improvviso di non avere sensibilità nelle gambe e si fa portare d’urgenza dalla moglie all’ospedale di Bergamo. Da lì uscirà due mesi dopo in sedia a rotelle con una diagnosi che poteva essergli letale: mielite trasversa acuta. Questa malattia rara gli è stata diagnosticata per tempo e soprattutto curata nel migliore dei modi dall’equipe medica guidata dal dott. Remuzzi. Per altri pazienti è stata totalmente paralizzante. Dopo il ricovero ai Riuniti di Bergamo, Giorgio ha trascorso altri due mesi di riabilitazione presso la Clinica Quarenghi di San Pellegrino Terme, dalla quale è vittoriosamente uscito sulle proprie gambe col solo aiuto delle stampelle.

Giorgio riconosce di aver avuto, nel dramma, la fortuna di arrivare nel momento giusto nell’ospedale giusto, ma gli va anche riconosciuta una grande forza di volontà e forse una sana abitudine a resistere alla fatica e a porsi alti obiettivi.

Rimettersi in piedi senza ausili non è stato l’ultimo. Giorgio ha affrontato negli ultimi anni varie imprese alpinistiche sulle Orobie e sulle Alpi e soprattutto nel 2014 è diventato padre per la seconda volta. Sempre in quell’anno ha ripreso il ruolo di tecnico per due sci club e gli è stato dato il premio “Inno alla Vita”, che ogni anno l’associazione Amici Gogis dell’Alta Valle Brembana riconosce a quanti si sono distinti per aver superato grandi prove con spirito e determinazione.

Ideatore di questo premio è stato Egidio Gherardi, noto come lo scalatore con le stampelle e per aver percorso così anche i 70 chilometri che separano Bergamo dal Calvi.

Da questo spunto è nata l’idea di riprendere quella camminata simbolica in favore della ricerca per le malattie rare (ARMR), ricordando a tutti la bellezza e la fortuna di potersi muovere ovunque sulle proprie gambe. Questa iniziativa si ripeterà anche nel 2018 l’ultima domenica di settembre e l’iscrizione è aperta a tutti.

Ripartiamo da dove abbiamo iniziato: alla torcia olimpica Giorgio è arrivato per caso, rispondendo all’invito di Samsung Italia, sponsor dei Giochi, di inviare storie di vita e di sport degne di essere ricordate. Com’è normale che sia, la storia di Giorgio non ha affascinato solo me e gli ha fatto meritare un’esperienza indimenticabile a Pyeongchang insieme ad altre 7000 persone selezionate in 135 paesi di tutto il mondo.

Paradossalmente, oggi Giorgio si sente più stabile e a suo agio sugli sci o in falesia piuttosto che a camminare per strada e resta per lui un dono incredibile quello di essersi riappropriato al cento per cento della propria vita, fatta di sport certo, ma soprattutto di affetti, che ha rischiato di vedere sfumare per sempre insieme alla possibilità di muoversi autonomamente.

Oggi Giorgio si muove per le montagne lanciando un messaggio di gioia e speranza che va oltre la passione per l’alpinismo e che potrebbe aiutare altre persone in situazioni simili alla sua ricordando che esistono  malattie rare ma anche esperti e centri di cura specifici. E soprattutto ci ribadisce che non è mai il momento per smettere di lottare, ma che si deve sempre continuare a credere che è ancora possibile salire più in alto, anche quando qualcosa sembra volerci tirare giù.

Per approfondimenti PROFILO FACEBOOK DI GIORGIO

Per Radio 2.0, Marta Gaia Torriani