Miky Oprandi: il Michelangelo brembano tra arte e sport

Miky (Michelangelo) Oprandi con una della sua passioni: la musica
Miky (Michelangelo) Oprandi con una della sua passioni: la musica

La vita di Michelangelo Oprandi, per tutti il Miky, è da sempre divisa fra due passioni, a volte contrastanti eppure costanti: l’arte, in particolare la musica e la fotografia, e gli sport outdoor. Arte e sport sono lo yin e yang del suo trascorso e del suo presente in costante evoluzione ed è impossibile raccontare il Miky solo da uno dei due punti di vista, perché mancherebbe un tassello cruciale della sua crescita.

Effettivamente ci sono stati momenti in cui uno dei due emisferi della sua personalità ha prevalso sull’altro e nello specifico è dello sport che il Miky ha fatto non solo uno stile di vita ma un vero lavoro. Negli anni in cui stava dando il massimo nell’allenamento e nelle competizioni, veniva meno il tempo per dedicarsi alla musica, vocazione ereditata dal padre (musicista e pittore) e dallo zio (cantautore dialettale), ma si trattava solo di una pausa, mai di un addio. In quei periodi restava latente l’interesse del Miky verso il mondo del suono, ovvero strumenti, scrittura, canto, radio e registrazione di audio e video, che periodicamente ritornava con impeto dando vita a nuovi brani e progetti.

Va da sé che la fotografia è arrivata in seconda battuta dopo innumerevoli esperienze nei luoghi più selvaggi e affascinanti del pianeta, visitati per partecipare a prestigiose gare internazionali, e dopo anni trascorsi fra la bellezza delle montagne orobiche, frequentate in ogni stagione e nei momenti meno battuti dagli escursionisti. Un occhio allenato al bello, guidato da una mente sensibile, ha trovato un perfetto completamento nell’obiettivo della macchina fotografica. In parte oggi questo hobby ha assunto connotati professionali con la vendita d’immagini alle agenzie di produzioni multimediali d’archivio.

Probabilmente questa premessa confonde, ma quanto meno è sintesi di una biografia che non annoia come non ha mai annoiato lo stesso Miky, uno di quelli che finita una cosa se ne inventava un’altra: concluso un brano sta già lavorando a un nuovo video, conclusa una gara si lancia in un nuovo sport, trovato un lavoro “normale” ne cerca un altro col quale partire da zero e una volta inseritosi nel “giro giusto” della “gente di città che conta” sente il bisogno di tornare all’anonimato della sua valle.

Del resto il nome di battesimo è già un programma. Tra la memoria del Merisi e del Buonarroti, il suo nome pesa e come ogni artista anche il Michelangelo nostrano sembra nato sotto Saturno, il pianeta freddo, oscuro e lontano dal sole che già dal Medioevo è associato agli spiriti contemplativi, vagheggianti e solitari.

Per gli anziani come per i giovani del paese natale, il Miky è quel tipo strano che è sempre in giro di corsa. Qualcuno pensa che abbia sempre fretta o che si stia tenendo in forma. Errate entrambe le ipotesi. Per il Miky la corsa è un modo per spostarsi già da tempi non sospetti in quanto a limitazioni del traffico o moda del running e per lui è più normale correre otto ore che starsene altrettante seduti in ufficio. Come dargli torto. Già da bambino lui si spostava correndo al campetto o all’oratorio e negli stessi anni aspettava con ansia la gara dello Zucco non tanto per partecipare all’euforia generale della festa del paese, quanto per seguire i concorrenti dalla partenza all’arrivo in vetta. Quegli atleti, matti agli occhi dei più, per lui erano eroi. E così a tredici anni, durante il tradizionale soggiorno estivo dai nonni materni a Zorzone (Oltre il Colle), insieme al cugino Omar Oprandi, un altro che avrebbe fatto grandi cose nello sport, aveva percorso in una giornata il carosello Menna (2300 m slm), Arera (2512 m slm), Grem (2049 m slm) e Alben (2019 m slm). Insomma, due antesignani della Maga Sky Marathon e all’epoca ignari che una decina d’anni dopo avrebbero disputato insieme la Sky-ski Trophee Mont Blanc.

Passata la spensieratezza dell’adolescenza, vissuta senza entusiasmo verso una scuola che non è riuscita a dargliene, comunque sempre all’insegna della passione per la musica e lo sport, è arrivato il tempo del militare, che lo aveva costretto ad abbandonare il conservatorio (contrabbasso). Pur non essendolo, il Miky era riuscito a inserirsi come fondista e questo gli ha dato l’opportunità di ampliare il proprio giro di amicizie con molti giovani sportivi valtellinesi che, nonostante la prossimità geografica con la Valle Brembana, avevano una marcia in più rispetto all’alpinismo.

Dopo l’anno nell’esercito il Miky è tornato a San Pellegrino con nuovi grilli per la testa, stimoli e obiettivi sportivi, mentre molti amici del paese stavano trovando la propria stabile collocazione lavorativa e sentimentale. A contrario per il Miky iniziava una fase di lavori saltuari e di fuga dai vincoli definitivi, che avrebbero rischiato di sottrargli il tempo necessario all’allenamento. Per sua fortuna ha trovato svariati lavori part – time, ad esempio presso l’emittente locale Lady Radio, lo stabilimento d’imbottigliamento della San Pellegrino e il noto negozio di articoli sportivi Longoni Sport, il cui titolare apprezzava del Miky la conoscenza tecnica dei prodotti e la spigliatezza coi clienti.

Destino vuole che in quei primi anni ‘90 il Miky si sia imbattuto in un articolo de L’Eco di Bergamo che narrava dell’ennesima impresa sul Monte Bianco di Marino Giacometti, oggi presidente dell’International Skyrunning Association. Un Miky che ancora non pensava al concetto di Skyrunning ma per istinto lo praticava, non ha perso l’occasione per contattarlo. Questo aggancio gli ha consentito di entrare nel Peak Performance Project, un team di atleti e medici che dal ’92 studia le prestazioni e la salute di questi sportivi dell’alta quota, ed è riuscito a conoscere personalmente, fra gli altri, Adriano Greco e Fabio Meraldi, entrambi precursori della disciplina e soprattutto guide alpine. Questa figura professionale era assente in Valle Brembana, tanto che bisognava risalire al sanpellegrinese Antonio Baroni (1833 – 1912) per trovarne una in zona. È nato in quel contesto l’obiettivo del Miky di diventare guida alpina. Quello sì che sarebbe stato il lavoro giusto per lui.

Oltre alla parte teorica, l’esame pratico consiste in prove alpinistiche soprattutto su roccia e su neve con gli sci. In quest’ultima disciplina il Miky andava già forte, mentre doveva recuperare nell’arrampicata ed è così che è entrato nelle grazie del taciturno Camos, al secolo Bruno Tassi, col quale ha trascorso in quel di Cornalba lunghi e indimenticabili autunni. L’allenamento invernale in parete era invece praticato nella palestra di Zogno, una delle prime della bergamasca, dove ha incrociato un altro pupillo del Camos e altrettanto impegnato nella preparazione per guida alpina: Simone Moro. Con lui ha condiviso gli anni della formazione, dalla quale è nata un’amicizia fraterna e, dopo l’ingresso nell’albo regionale nel 1997, ha organizzato i primi trekking in Nepal.

La fine degli anni ’90 è stata per il Miky quella dei grandi viaggi per importanti sponsor, quali Fila e Nike, quando non erano di certo i like del profilo social a lanciare un atleta ma i suoi risultati in gara e di talento da dimostrare, il Miky, ne aveva parecchio. Così tra gare in Colorado, il Camel Trophy in Terra del Fuoco, una spedizione in Kazakistan o, così per “gioco”, la corsa alla vetta del Diavolo (2.914 mt) partendo dalla Chiesa di Carona con l’amico Davide Milesi in 1H48’49’’, il Miky ha collezionato una serie di traguardi sportivi e soprattutto personali, difficili a quel tempo da spiegare a chi non era del giro e che non li considerava risultati rilevanti finché non li leggeva sui giornali o ne sentiva parlare in TV. Questo al Miky è sempre dispiaciuto poiché, pur senza montarsi la testa o sentirsi superiore per quel che faceva, non capiva come mai la gente non si entusiasmasse per gli sport estremi, guardandoli solo come pratiche folli.

Negli ultimi anni è capitato di vederlo meno nella sua Valle, assorbito dagli impegni di guida, soprattutto nelle modaiole località svizzere.

In tutto questo andare e venire, dagli anni ’90 il Miky ha avviato anche interessanti collaborazioni e progetti musicali tuttora attivi. Innanzitutto ha fondato i Colour Sound, band di amici che interpreta brani della tradizione anglosassone, arrangiando sia ballate popolari sia canzoni conosciute al grande pubblico.

L’ambito artistico è quello dal quale emergono gli aneddoti più curiosi, come la canzone dedicata ad Arianna Follis, la bella fondista e scialpinista, sintesi perfetta della sensualità musicale, alpina e femminile. Il brano è stato successivamente interpretato dall’amico Dario Capelli, al tempo voce e leader degli Omnia. Con un altro amico di sempre, Massimo Grazioli, ha probabilmente speso nello studio di registrazione, da loro fondato a San Pellegrino Terme, le stesse ore passate in montagna, lavorando sulle registrazioni, fra gli altri, per il noto cantautore dialettale Luciano Ravasio. Il Miky ha persino scritto per lui uno dei suoi maggiori successi “La lüna”.

Oggi anche la musica, come la fotografia, oltre a una passione rappresenta uno sbocco professionale per le agenzie di stock.

E poi come si fa a non citare gli interessanti sconfinamenti nel mondo dei cortometraggi dai quali è nato, fra gli altri, il corto dedicato alla già citata guida alpina Antonio Baroni?

A voler vedere, il Miky di cose da raccontare ne avrebbe ancora tante, ma dobbiamo fermarci perché il bar in cui ci siamo incontrati ci fa capire che è ora di chiudere. Anche il suo inseparabile Argo, accucciato ai nostri piedi, ha bisogno di sgranchirsi, mentre Rossella, la sua dolce metà, non sembra dare cenni di stanchezza. Lei ha lo sguardo sincero e pulito di chi ha tanta pazienza di ascoltare e nessuna brama di mettersi in mostra. Chissà quante volte avrà sentito i racconti di suo marito o avrà chiacchierato con quei mitici personaggi citati dal Miky, compagni di scalate e sciate, eppure lei mantiene l’entusiasmo di chi li scopre per la prima volta. Anzi forse ha la stessa curiosità di quando lo ha conosciuto, attratta dal suo sguardo e non certo dall’immagine della guida alpina libera e affascinante della quale si invaghivano superficialmente molte donne … lei manco lo sapeva che lavoro facesse, credeva fosse una guardia forestale!

Sarei contenta se il Miky riuscisse a ritagliarsi un po’ di tempo per mettersi a scrivere la sua storia e immaginare il suo futuro: sarebbe un buon modo per ricordare a sé stesso la strada percorsa e per condividere le emozioni e l’adrenalina che da anni lo spingono a rincorrere nuove mete e nuovi sogni. Ad maiora!

Per approfondimenti su imprese sportive, esperienze musicali, video … www.michelangelooprandi.com

Per Radio 2.0, Marta Gaia Torriani